Il passaporto di Barba Blanca: racconti dal Chiapas a cura di Claudio Dionesalvi

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chiapas Il passaporto di Barba Blanca
- “Scusi, c’é il signor Cirillo?”
- “Cirillo? Quien es?”
- “Quel signore con i capelli bianchi…”
- “Ah, quieres el signor Barba Blanca. Esta aquí”. L’anno scorso, in una pensione di San Cristóbal, nel sudest del México, la proprietaria della pensione, con una fragorosa risata, lo ribattezzó senza esitazione: “Barba Blanca”.
Avevo incontrato lui e Lidia quasi per caso, camminando per le strade del Chiapas.
Quest’anno la signora della pensione mi ha chiesto come mai il signor Barba Blanca non é tornato insieme a me, Loredana e Lidia. Le ho spiegato che la questura di Cosenza non ha voluto rilasciargli il passaporto. E lei, guardandomi con occhi meravigliati: “Perché? Forse Barba Blanca é un delinquente?”. Allora ho provato a spiegarle che Francesco Cirillo é l’esatto contrario di un delinquente. Lei all’inizio non capiva. Poi mi ha detto: “Forse comprendo. E’ un insurgente. Che strano! Se é un insurgente, meriterebbe che gli facessero una statua. Cioé, a dire la veritá, anche qui in México gli insurgentes sono perseguitati dal Potere, ma noi che stiamo in basso, li rispettiamo. Ai sovversivi dedichiamo monumenti, strade e piazze”.

Le ho chiarito che in Italia, e specialmente nella terra da cui proveniamo, la Calabria, in fondo le cose non vanno proprio diversamente dal México: siamo tormentati anche noi da corruzione, precarietá e malgoverno.

Uscendo dalla pensione, ripensavo alle parole della signora mexicana e mi son tornate in mente le esperienze di cui ho parlato nell’ultimo anno con Cirillo.
Francesco mi ha insegnato tante cose. Da lui ho imparato che esiste in provincia di Cosenza un patrimonio archeologico vilipeso ed offeso dall’incuria e dal malgoverno. Mi ha indicato una per una tutte le ferite inferte, alla nostra terra, da decenni di cementificazione selvaggia e discariche di rifiuti. Con lui abbiamo toccato con mano il dramma di migliaia di migranti rinchiusi nei Cpt calabresi, lottando per l’abolizione di questi lager.
Camminando con Cirillo, comunque, non ho vissuto solo tragedie. Grazie alla sua immaginazione, tanto per fare un esempio, ho conosciuto rituali come il pellegrinaggio a Serra La Croce, sulle colline del Tirreno, dove prima o poi spero di recarmi insieme a lui.
E poi…la sua speciale ricetta per preparare la pasta aglio ed olio!

Insomma, alla fine ho pensato che se la questura di Cosenza gli ha ritirato il passaporto, lo ha fatto solo per il suo bene…e per quello della nostra terra. Se lui trascorresse le sue vacanze fuori dalle Calabrie, sarebbe una perdita temporanea per noi tutti. Gli artisti ribelli sono come i bronzi di Riace. Non bisognerebbe concedere che vadano via neanche per un solo giorno.

Meglio lasciare il passaporto in tasca ai nostri politici inquisiti.
Chissá che un giorno non venga in mente a loro di andarsene per qualche giorno, oppure un po’ di mesi, ma andrebbe bene anche se se ne andassero una volta per tutte!

Territori liberati zapatisti, Chiapas, Sud-est Messico
30 luglio 2007

Claudio Dionesalvi

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